lunedì 4 luglio 2016

Intervista a Edoardo Ghelma - GAS



GAS Borgosesia (Vc)


Per iniziare le va di sciogliere e spiegare in breve l’acronimo GAS?

«Significa "Gruppo di Acquisto Solidale". Semplicemente è un'associazione che riunisce un gruppo di famiglie con l'intento di acquistare prodotti di qualità, preferibilmente biologici, ad un prezzo scontato, possibilmente a Km Zero e con lo scopo, non secondario, di sostenere e incrementare lo sviluppo dei produttori locali».


Da quali bisogni ed esigenze è nato il Gruppo Acquisto Solidale di Borgosesia e come funziona?

«È nato per un bisogno di divulgare una cultura dell'alimentazione (e non solo) più sostenibile e naturale. Non trascurando il valore di fare cose condivise e socialmente aggreganti».

Ci potrebbe fare un breve identikit dei vostri aderenti? (Chi è, se c’è, l’aderente tipo del Vs GAS)

«La platea (circa 90 soci) è variegata. Dal vegano all'onnivoro. Tutti però accomunati principalmente dalla ricerca del "buono", del "sano" e del "territoriale. Ogni socio può proporre prodotti e articoli che, se condivisi, potrà gestire direttamente».

La partecipazione e la fiducia sono due elementi chiave per tutte le buone pratiche dell’economia solidale a base condivisa e compartecipata, questo comporta anche, di fatto, un ruolo attivo di cittadinanza che prevede l’assunzione di responsabilità e di impegno per la crescita e lo sviluppo di un “modello sostenibile”. Oggi in una società liquida e spesso superficiale non sembra semplice, quasi utopia, eppure è una realtà, solida ed in crescita, quella dell’economia solidale e della condivisione in tutte le sue forme. Quale futuro vede per l’economia della condivisione?

«Può sembrare un paradosso la crescita di aggregazioni come un GAS, in un mondo consumistico e in una società che si percepisce "galleggiante" nel vuoto. Non è così. Nei momenti di aridità bastano poche gocce d'acqua e i semi sani spunteranno dalla terra producendo germogli che faranno ben sperare in un futuro raccolto. Mai come ora, dal nostro osservatorio, percepiamo l'esigenza di condivisione e di formare gruppo. Senza eccessi di chiusure elitarie, la condivisione e l'esperienza aggregativa, saranno il motore per creare una coscienza collettiva più matura e solidale».

Aderire ad un gruppo di acquisto solidale non significa solamente dare valore ai prodotti Km 0 ma è un atto di economia solidale ed è una buona prassi sostenibile che nasce da una filosofia di vita più attenta alla qualità, alla cultura e alla conoscenza ed al valore del territorio. Sicuramente richiede un approfondimento delle informazioni e il superamento del sistema consumistico spinto attuale. Qual è, secondo lei, l’impatto economico che i GAS hanno sul territorio e sul suo contesto socio culturale? Vi sono elementi critici da migliorare per diffondere maggiormente questa buona pratica?

«La nostra dimensione piuttosto limitata incide modestamente sull'economia locale. Certamente ha fornito una boccata d'ossigeno a micro-produttori (per es. apicultori, produttori di formaggi e salumi freschi, produttori di mirtilli, produttori di patate, produttori di detersivi bio, etc.) tutti locali. Questa prassi introduce degli elementi di novità che un poco alla volta produrranno dei frutti. Per esempio: acquistiamo da un allevatore di bovini due capi all'anno per distribuire la carne ai soci. Abbiamo preteso, ottenendo la massima collaborazione, che i manzi allevati fossero alimentati esclusivamente da erbe di alpeggio e fieno, senza aggiunta di altri integratori. Questa operazione, oltre a fornire qualità, ha permesso di "educare" il produttore».

In un GAS molta importanza ha il produttore e la fiducia che gli si concede in base alla sua capacità di produrre secondo una logica sostenibile, locale e di qualità. In che modo scegliete e valutate i vostri produttori e come li fate conoscere ai vostri aderenti?

«Come ho risposto alla domanda precedente prima di acquistare i prodotti di un nuovo fornitore facciamo una verifica poi testiamo i prodotti e dettiamo alcune condizioni che, fino a d'ora, vengono rispettate. In alcuni casi facciamo testare i prodotti ai soci che riteniamo più "esperti" nel settore e ci atteniamo al loro giudizio. Non è comunque facile trovare il giusto rapporto qualità-prezzo su prodotti non locali quali: olio, agrumi, farine, noci, etc. per cui a volte ci affidiamo all'esperienza di altri GAS e all'affidabilità del fornitore».

Mi può dare la sua personale definizione di economia solidale e di consumo critico?

«Economia solidale esclude lo sfruttamento dell'uomo e della natura. Il consumo critico non "consuma" risorse».




B. Saccagno