sabato 24 dicembre 2016

Auguri d’Eunomia





Le festività natalizie, in bilico fra la fine ed il nuovo inizio, sono solitamente un momento di riflessione di bilanci, il vecchio Giano medita e pondera su ciò che è stato, portandosi via con sé il ricordo di un anno passato, e lascia al neonato Giano la speranza per ciò che sarà.

Noi abbiamo scelto di mappare tutti i ponti che abbiamo gettato, attraversato, incrociato e costruito sin dai nostri primi passi
I legami, le esperienze, i pensieri, le evoluzioni, i passi concreti, le deviazioni, le fermate, i cambi di direzione senza perdere mai la rotta, sono tutti elementi che non finiscono, non si esauriscono in un momento delineato, ma seguono linee, curve, frammentate o rette, che dal passato si dirigono al futuro. 
Il tempo delle riflessioni e del cammino è quello del quotidiano, i passi concreti nuovi e vecchi si fondono in un unico orizzonte, quello della nostra visione.

Siamo già protesi al domani, passando attraverso l'oggi, partendo da ieri.


Crediamo che ogni giorno sia portatore di conoscenza, consapevolezza, responsabilità, idee ed azioni concrete, quindi auguri nel segno dell’Eunomia per tutti.






giovedì 15 dicembre 2016

Denarius




Denarius

Denaro, nel sistema finanziario odierno è un elemento chiave che è svaporato dal controvalore reale, come accadeva sino ai tempi ormai sfumati di Fort Knox, ultimo baluardo, quando ogni pezzo di carta o di metallo aveva il suo corrispettivo in peso d’oro o d’argento

Nel denaro si è perduto, nel passaggio alla moneta unica, l’accordo fiduciario che riconosceva alla vile carta la virtù di documento che garantiva il valore espresso in inchiostro colorato “pagabile a vista al portatore”. 

Oggi, il denaro, è sempre più virtuale, liquido, un saldo contabile, una scommessa, la fisicità è quasi demonizzata, quasi fosse l’origine di ogni male, di ogni evasione e di ogni illegalità; andrebbe ricordato che è l’uso che ne fanno le persone a fare la differenza, non è il denaro agente attivo capace di essere buono o cattivo per sua volontà…

Pensare che nella sua etimologia latina “Denarius” non aveva nemmeno la dignità di nome comune di cosa  (Enciclopedia Treccani Online, v. Nome) ma era un semplice aggettivo (Vocabolario Online Treccani, v. Denaro "denaro (o danaro; ant. denàio o danàio) s. m. [lat. denarius, agg. (sottint. nummus) der. di deni «a dieci a dieci», propr. «moneta del valore di dieci assi»”;  IL – Castiglioni Mariotti, Dizionario Italiano-Latino, v. Denarius, cioè “che contiene il dieci”), ossia era un attributo di qualcosa senza dignità di autonomia

A questo contenitore di “dieci” noi abbiamo dato un valore di riserva, il valore è l’ammasso, fisico o contabile che sia. Però, il denaro, è un misuratore di valore, un’unità di misura di qualcosa, non un valore di per sé esistente. 

Per ipotesi assurda se domani, per convenzione, tutti decidessimo che le monete in corso diventino carta straccia, se decidessimo di adottare quale mezzo di misurazione del valore negli scambi le “foglie” (ogni tipologia è un multiplo o un sottomultiplo di scala) delle conifere o delle fagacea, ad esempio,  cosa accadrebbe? 
Che gli immensi patrimoni finanziari, basati sull’accumulo di denaro, si polverizzerebbero e la ricchezza si troverebbe tesaurizzata nei territori dove queste piante sono diffuse. Questione di unità di misura


Semplicemente, siamo certi di non poter fare a meno del denaro? 
Siamo sicuri di sapere cosa sia davvero?

Inoltre, avete mai considerato che, sporco o pulito che sia il valore, sta alla nostra scelta personale nell’utilizzarlo a fare la differenza?
Abbiamo davvero bisogno di dare al denaro una sovrastima per il benessere sociale?






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mercoledì 7 dicembre 2016

Ergo




Ergo

Da che punto guardi il mondo tutto dipende”, cantavano con lineare sagacia gli Jarabe De Palo, quindi “cogito ergo sumcartesianamente parlando, semplicemente basta pensare, osservare e analizzare le cose da un punto diverso, senza limiti o preconcetti, senza gabbie e attraverso la lente della creatività.

Basta cambiare direzione al pensiero

Se la crisi è una risoluzione e un momento dedicato alla scelta si deve forzatamente passare a ”ego facio”, al fare, con la piena consapevolezza della conoscenza, del confronto e della condivisione.

L’importante è esser pronti a lasciare la via vecchia per un orizzonte pulviscolare per l’illusione ottica della distanza, ma più ci si avvicina a nuovi punti più tutto si chiarisce, o si confonde ma per fortuna abbiamo la creatività e i valori ancestrali connaturati al nostro essere umani che ci permettono di non perdere la bussola, o forse sì, ma è davvero così periglioso? E se fosse la soluzione?




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