Il manifesto della Cultura Eunomica











Tempi contemporanei aleggiano oscuri davanti ai nostri occhi quando cerchiamo di intravedere il nostro futuro scostando cortine intessute di incertezze.


Non sappiamo nemmeno più che Santi pescare o quali Numi scomodare, se piangere a dirotto o riderci su, mentre stiamo aggrappati alla celebre frase “ai posteri l’ardua sentenza”.


E allora?

Siamo seri ma divertiamoci.

Sembra un fantascientifico ossimoro però se ci pensate bene non è così strano.

I problemi richiedono soluzioni reali e applicabili, solidalmente concrete, ma rimaniamo leggeri, in fondo, la razionalità non esclude un po’ di sano divertimento per le nostre povere umane menti.

Come può volare un pensiero se è oppresso dalle contingenze, Isn’t it?

Le teorie aiutano, possono spiegare tante cose, almeno a livello teorico, ma c’è sempre un ma, ricordiamoci che sono ipotesi e, forse, potrebbero non vedere del tutto o abbastanza da comprendere la favolosa complessità e semplicità dei fatti.

Già, i fatti, elementare Waston.
I fatti sono tutto quello che abbiamo dopo tutto e a noi mortali non resta che prenderli tra le braccia e provare a spiegarci perché sono successi.

Ma se esistesse una Musa, una divinità che guardando benevolmente gli esseri umani cercasse di comunicare qualcosa e di aiutarli a capire: cosa direbbe?

Forse, è meglio mettere un dignitoso veto di censura sulle sue parole in ostico greco arcaico…

Noi non sappiamo se esiste questa divinità, non possiamo di certo affermarlo mettendo la mano nel fuoco, ma per noi, almeno virtualmente, esiste e ha un nome proprio.

L’abbiamo chiamata Eunomia, prendendo il nome a prestito dalla cultura classica e cambiando qua e là nostro libero piacimento – non ce ne vogliano i puristi – e abbiamo deciso di avviare l’esperimento “del crederci per vedere dove si arriva”.

Per noi è l’ispiratrice, la dea del Buon Senso, del Senso Razionale, di ciò che è corretto, ma talmente ovvio da non meritare più la giusta, se non addirittura alcuna, considerazione.
Non pensiamo che direbbe qualcosa di sconvolgente, non ci chiederebbe di adeguarci ad una religione, ad una credenza particolare, né vorrebbe templi, are, chiese, spazi dedicati, a che le servirebbero?

Eunomia è prima delle religioni e di ogni possibile dogma, Eunomia è di tutti, è ciò che è buono e bello, come dice il suo nome, e, cosa per nulla scontata, è anche attenta alla condivisione delle idee.

È una Dea partecipativa, fortemente incline alla condivisone, alla contaminazione, è un suo pallino personale, a Lei interessa includere le persone e affrontare i problemi con una visione d’insieme vasta e dettagliata.

Le piacciono la sintesi e le risposte pratiche.

Ama confrontarsi apertamente, ma non si perde in chiacchiere da bar, vuole costruire partendo dal confronto, preferisce gli arrosti al fumo, vuole unire le visioni attorno ad un’idea, isolando il nocciolo per seminare nuovi germogli da DNA noti.
Ci chiede di curarci delle nostre cose come se fossimo divinamente ispirati, di non correre troppo alle conclusioni, di non farci abbruttire dalle reazioni immediate, di non considerare gli eventi solo per quello che sembrano, semmai di approfondire, capire, ma nemmeno di cadere nell’errore di andare a cercare nell’ombra risposte che sono alla luce del sole.

Eunomia, dal mosso crine e dal peplo candido cinto da aurea benda, dice, a noi piccoli mortali:

"Condividete la responsabilità di tutto, anche quando non ve ne rendete conto e non vi occupate: quando lasciate fare o impedite di fare, siete responsabili perché, in qualche modo, venite chiamati a rispondere dalla vostra intelligenza, dalla vostra coscienza."

Non è un giudizio divino e non finirete in nessun luogo spiacevole ma avete realizzato che la vostra creatività potrebbe migliorare le cose?

Cosa state aspettando?

Qualcuno che vi prenda fra le braccia e vi porti fuori dai problemi?

E se i problemi fossero “il vostro lavoro?"

O se fossimo noi Incapaci di trovare una soluzione persi in un bicchiere d’acqua?

O Dea lanciaci un’ancora di salvataggio.

In ogni caso noi non sappiamo se la penserebbe davvero così, né potremo mai saperlo, ma vogliamo crederle e agire eunomicamente, cioè come se questo fosse il modo migliore di fare le cose.

Qual è il modo migliore?

Semplice occuparsi dei problemi che ci circondano, rimanere aperti a 360°, cercare e trovare risposte sensate, progettare creativamente, proporre semplicemente, agire collettivamente e condividere le responsabilità con tutti.

Vogliamo anche divertirci nel fare tutto questo perché è così che nascono le cose migliori.


Forse stiamo ripetendo cose che altri hanno già detto o che stanno già facendo, ma non è importante, la cultura eunomica è di tutti

E poi, in ogni caso, semmai non l’aveste ancora colto, nel nome di Eunomia, repetita juvant e se juvant.