La Musa Offesa








Dialoghi economici con un precario 

L'Associazione Eunomica nasce da un testo di economia sociale scritto da Francesco Bernabei.


Un trattato scritto in forma di dialogo semi serio che racchiude le origini di Eunomica e del suo pensiero.


Autore: Francesco Bernabei 


Formato: e book .pdf


Costo: Free download






Trama: In bilico fra l’antica Grecia, con i suoi dei umanizzati a regger dal divino le sorti  
dell’umanità, e lo squallore “critico” da crisi, tutt’altro che precaria, del contemporaneo si muove il racconto dell’economia sociale vista con gli occhi di chi la vive, la subisce, la invoca e ne spera il vivo ritorno.

I protagonisti principali della piéce in carta dattiloscritta sono due: 

- Lei, bella e saggia, colei che tutto sa, Eunomia, la Dea, “la buona norma”; 

- Lui, l’uno qualunque della società moderna, colui che poco sa, e se sa “meglio far finta di non sapere”, l’uomo, il maledetto (ossia uno che la maledizione della sua condizione la subisce per volontà altrui, suo malgrado, costantemente) “precario”.


Come ogni storia inizia da un incontro, non troppo casuale.
Invocata dal giovane (ormai lo si è sino ai 50 e più anni, grazie agli integratori…), Lei appare in tutta la sua fulgore “eunomica” e lui, da buon animale da reality show, un po’ scosso per la sorpresa, crede di aver vinto una chance di popolarità per cambiare vita, ma…


La danza dialettica inizia, così, con l’invito al bar (l’uomo, inteso “l’umanità”, è sempre banale). 

Un dialogo tra due esseri che si guardano, nascondendo intenti totalmente diversi, un po’ come in amore

Lui, credendo di entrare nel mondo dello spettacolo per la sua personale ribalta televisiva da attimo di notorietà fugace, si mette in mostra

Lei, stupita e felice, pensa di aver trovato chi è pronto ad ascoltar la sua voce, quella dell’Economia, gli offre il suo sapere.

E gli “incontri divennero assidui e frequenti”, come cantava la Consoli. 

Lui, confuso, persevera nella sua ostinazione da “primattore”, mortale. 

Lei, felice a tratti, amareggiata e disgustata in altri, dona la sua conoscenza, come atto d’amore a colui che ama, sebbene rimanga, pur sempre, un po’ teneramente “zuccone”.

Ma l’amore tutto puote, imparando ad ascoltarla anche lui comincia a capire la logica dell’economia e quanto il sistema sia fallace e volutamente viziato per un fallimento programmatico a danno di tutti quanti.

L’economia è la base di tutte le arti, a me piace pensare, e in questo senso di tutta la vita, e qui, 
l’autore ci parla di buona e cattiva economia, di dare/credito, di ricevere/debito, di denaro, di valore, di scambi che, nemmeno troppo in fondo, regolano ogni istante della nostra vita.

Peccato ci si nasconda dietro a parole, parole, parole e non si valuti mai a fondo quanta diseconomia ci sia in una società in disequilibrio, incapace di dare valore economico ad ogni singolo individuo, il corrispettivo che valorizza ciò che questo può effettivamente dare alla società, per ottenere la giusta e corretta qualità della vita in un contesto sociale evoluto.

Un libro che non è un libro, un racconto che non è un racconto, un saggio che non è un saggio, è 
molto di più, un piccolo atto d’amore per l’Economia e le sue leggi.

Un racconto che non è statico, come ogni legge economica che si rispetti, ma si evolve e dialoga con 
il mondo.L’autore ha avuto l’idea, ha steso il canovaccio e lo ha condiviso con i lettori per farlo crescere, migliorare, evolvere, progredire.

Una storia che cammina, si muove in mani diverse ma con una sola voce, una sola idea: cercare 
di spiegare l’economia reale attraverso la condizione umana contemporanea, spersa e brancolante dentro ad un buio che rischia di oscurare anche i piccoli bagliori di luce che, per fortuna, ancora qua e là brillano.

Ti invochiamo, o Dea, lascia cadere le mele dall’albero, inviaci l’arca della ragione, dacci la scienza 
della razionalità, segna la via per cancellare la miseria, soprattutto mentale, illuminaci con la filosofia della pura economia, lascia respirare il progresso, salvaci dall’ignoranza dell’avido vuoto mentale, e così sia.


                                              








                                                                                                                                                                                                     B. Saccagno